Basterebbe leggere e tradurre il cartello informativo (Proposition 65) che le industrie prop-65-a_web2 petrolifere della California (ed addirittura i ristoranti che usano pesce pescato in aree con elevato tasso di bioaccumulo) erano obbligate ad esporre dopo il referendum del 1986: un  elenco di sostanze tossiche, mutagene e cancerogene connesse alle attività di estrazione e raffinazione degli idrocarburi. Per la cronaca… la lista attualmente conta 726 sostanze tossiche registrate (la maggior parte sono  petrolio-dipendenti). In grassetto il cartello dice: “Sostanze chimiche che lo stato della  California sa essere cancerogene sono contentute in questo posto” ed è firmato dalle più grandi multinazionali petrolifere operanti nella zona. Pensate un po’, uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, il paese che ne consuma di più di tutti (4 macchine a benzina ogni 5 persone), dice pubblicamente che questo tipo di industria produce delle sostanza nocive; invece in Italia che succede?? Si piazza un misero cartello di pericolo in prossimità del centro oli, spesso solo un semplice “Idrogeno Solforato – Altamente infiammabile e Tossico” (come se fosse l’unica sostanza emessa) e stop. E tutto il resto? Beh, a quanto pare, per le Regioni e gli Enti pubblici, tutte le altre 725 non suscitano problemi, possono essere controllate e monitorate ed attualmente non interessano l’intera Val D’Agri ma sono limitate ai soli centri di estrazione e lavorazione (chissà, forse il petrolio lucano è diverso da quello americano!). Ed inoltre, a quanto pare, in Basilicata riusciamo anche a contenere tra le mura delle industrie queste sostanze!

ìwwwecywagovQuest’ultime si trovano sia allo stato liquido che allo stato aeriforme, fasi della materia che risultano difficilmente contenibili, soprattutto quando si ha a che fare con processi su larga scala. Sono dinamiche, sono soggette ad una miriade di trasformazioni chimico-fisiche che le rendono molto mobili e spesso difficilmente degradabili dall’ambiente. Un liquido può seguire diverse strade: può defluire superficialmente secondo le linee di massima pendenza, può percolare nel suolo e quindi infiltrasi fino alla falda freatica oppure seguire l’andamento di strati impermeabili e infine può risalire per processi di capillarità (anche a km di sitanza). Inoltre può fluire “da solo” oppure modificarsi all’interno della soluzione circolante del suolo, giungere alla foce di un fiume e quindi in un corpo idrico (sbarramento, diga, lago o mare) oppure essere assorbito dalle piante (alcune muoiono, altre sono capaci di resistere anche ai metalli pesanti… e può capitare che queste possano essere mangiate dal bestieme e quindi entrare nella catena alimentare). E nel mare che succede? Potrebbe navigare o finire anche in questa catena; come? Queste molecole tossiche possono essere assorbite dalla microfauna acquatica, questa viene predata da animaletti leggermenti più grandi e così via, sino ad arrivare all’apice della catena alimentare attraverso i predatori e infine giungere all’uomo. Ma durante questo accumulo (Bioaccumulo – Nell’immagine qui a sinistra, l’orca può essere benissimamente sostituita dall’uomo) le quantità aumentano proporzionalmente per cui giunge a noi in dosi elevatissime e con ripercussioni immaginabili. Questo fenomeno è gia accaduto con il DDT… cristalli di questa molecola sono stati trovati addirittura all’interno del grasso degli orsi polari (morti ovviamente).

Per non parlare poi dei gas. Il più “famoso” è sicuramente l’idrogeno solforato (H2S), sotto-prodotto principale dell’opera di idro-desulfurizzazione del petrolio e può essere presente sia sottoforma di componente intrinseca del petrolio naturale, sia come sostanza di risulta durante la sua lavorazione. Essendo in uno stato aeriforme, anch’esso può subire delle trasformazioni entrando in contatto con l’atmosfera, può degradarsi (in genere ci impiega due giorni) oppure muoversi velocemente nella biosfera grazie alle correnti ed ai venti. Può salire di quota, stabilizzarsi e precipitare successivamente, oppure può entrare in contatto con le nuvole in cui va in contro ad un fenomeno abbastanza risaputo: piogge acide; qui lo zolfo disciolto nell’acqua piovana causa danni alle membrane e ai tessuti vegetali causando la morte di alberi e piante. La pioggia acida corrode anche monumenti ed edifici. Il diossido di zolfo, SO2 (quando l’idrogeno evapora, lo zolfo rimane nell’atmosfera per circa 20-100 giorni prima di ricombinarsi in diossido di zolfo) è fortemente nocivo alla coltivazione di albicocche, fagioli, mirtilli, carote, insalata, spinaci,
fragole, pomodori, zucca, piselli, peperoni e melanzane (B. Pauksrud, “Report on plant disease, Plant damage from air pollution”, University of Illinois reports RPD 1005, 2002). Per saperne di più sull’idrogeno solforato e le sue mirabolanti avventure chimico-fisiche, vi invito a leggere la pubblicazione Danni alla salute umana causati dall’idrogeno solforato (California State University).

Tenendo ben presente quanto scritto, calatevi per un attimo nel territorio della regione Basilicata: larga poco più di 120km e lunga 140km circa, bacini idrografici e sottobacini molto piccoli e tutti più o meno collegati tra loro, fiumi che attraverso la regione per tutta la sua lunghezza e la maggior parte del territorio occupato da attività antropiche… potete concludere da soli che delle sostanze allo stato liquido e gassoso, altamente mobili e difficilmente degradabili, possono girare nella nostra Lucania facilmente e finire anche in zone in cui non è presente attività petrolifera. Inoltre, da un punto di vista ambientale, c’è da considerare che il nostro territorio è occupato da due parchi nazionali e altre aree naturali protette che occupano in tutto il 30% del territorio (secondo posto in Italia per percentuale di superficie protetta), 50 aree (17% della regione) incluse nei Siti di interesse Comunitario e Zone a Protezione Speciale della Rete Natura 2000 della Comunità Europea ed un indice di boscosità del 30% circa.  Non a caso in Nevada e negli Emirati Arabi, le città le hanno costruite a centinaia e centinaia di chilometri dai pozzi! Ad Alberta,in Canada (anche se la tipologia di petrolio è diversa perchè li si trovano sabbie bituminose), l’acqua di raffinazione piena di arsenico e mercurio viene stoccata in bacini artificiali, ma vista la difficoltà di gestione controllo, si sono infiltrate nel sottosuolo e sono finite nel fiume Athabasca, il quale riforniva di acqua potabile l’intera regione e in cui sono stati ritrovati pesci deformi (non sembra una situazione simile a quella del Pertusillo?).

rai5Yann Arthus-Bertrand: La Terra vista dal cielo – La fine del  petrolio

Per far fronte al pericolo immediato di avvelenamento per gli uccelli che si apprestano a bere in prossimità del fiume, sapete che idea ha avuto il governo canadese? Mettere degli spaventapasseri…

carta petrolioQuesta mappa è stata realizzata dal sottoscritto per mettere in evidenza le aree naturali protette della Regione Basilicata, le concessioni di coltivazione di petrolio e i permessi di ricerca comunicati dal Ministero dello Sviluppo Economico. Mancano solamente le istanze sospese (nella quale rientra quella di Frusci, tanto cara alla popolazione del mio paese) che farebbero aumentare la superficie interessata dalle trivellazioni.

Bibliografia

http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/cartografia.asp

http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/Bomba_ForestOil/h2s.pdf

http://www.ainonline.com/aviation-news/aviation-international-news/2012-11-01/avgas-issues-will-take-time-resolve

http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/la-chevron-di-richmond-continua-sputare.html

http://www.old.consiglio.basilicata.it/conoscerebasilicata/territorio/Territorio_DeStefano/Aree%20protette.pdf

http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2010/09/24/news/canada-i-pesci-si-deformano-1.24258

http://olambientalista.it/

Foto Immagine in testata: Michele Tropiano

Giuseppe

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