La mia avventura ad Arran inizia una frenetica mattinata di dicembre quando rischio di perdere il treno per Ardrossan, cittadina costiera a poco più di mezz’ora da Glasgow dalla quale io e le mie due compagne di viaggio, che chiameremo A e G, dobbiamo imbarcarci per raggiungere la nostra meta.  (nessuno però ci aveva detto che dallo stesso binario sarebbero partiti più convogli)

L’isola di Arran ci appare scintillante in lontananza e,dopo circa cinquanta minuti di traghetto, o meglio dopo cinquanta minuti di viaggio nel tempo attraverso la Scozia anni ’70, dal momento che veniamo catapultati nella patria della moquette psichedelica circondati da compagni di viaggio tutt’altro che giovani.

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Mentre gli altri passeggeri consumano zuppa di cipolla e sandwich dall’aspetto poco invitante, io e le mie fidate compagne di bevute sorseggiamo una pinta di birra aspettando l’ingresso in porto.

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Finalmente verso l’ora di pranzo tocchiamo terra!

Ci appare chiaro fin da subito che il voler visitare un isolotto scozzese di poco più di 30 km di lunghezza la prima settimana di dicembre sia stata l’idea più stupida che ci potesse venire in mente, e ce lo conferma anche la gentile impiegata dell’ufficio informazioni del porto (miracolosamente aperto) che alle nostre domande su possibili itinerari e punti attrattivi del luogo, risponde molto candidamente “è meglio se tornate durante l’estate”.

Mi consulto velocemente con  A e G e decidiamo di fregarcene beatamente del consiglio dei locali, per ritrovarci pochi secondi dopo a bordo di un autobus direzione Nord dell’isola alla volta di una famosa distilleria di whisky.

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Essendo gli unici tre passeggeri a bordo del bus intratteniamo una lunga conversazione col conducente che ci concede pure alcune soste non programmate, praticamente in mezzo al nulla: il paesaggio è qualcosa di straordinario. Veniamo subito rapiti dai colori, dal silenzio, dal vento. Rapidamente torniamo ottimisti e carichi di spirito d’avventura, pronti a visitare la distilleria per poi concederci un ottimo pranzo a base di pesce, ottimo in questa regione. 

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E invece…

Dopo una visita di un’ora e due assaggi di un buon malto ci accorgiamo di essere spacciati!

Non solo qualsiasi ristorante- hotel- B&B- bar- tavola calda nel raggio di miglia è chiuso essendo INVERNO e soprattutto LUNEDÌ, ma abbiamo anche volutamente snobbato l’unico autobus incontrato sulla strada, solo per la voglia di fare una passeggiata fino al prossimo villaggio, considerando che l’intera isola ne conta in totale tre o quattro.

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Arriviamo a Lochranza, villaggio e fiordo da restare a bocca aperta. Veniamo avvolti dal rosso fuoco delle colline e dal silenzio attorno a noi, siamo soli davanti al mare, solo il verso dei gabbiani interrompe le nostre parole di stupore, tutti e tre felicissimi, quasi in estasi per le meraviglie naturali che ci circondano.

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Poco dopo l’inaspettato.

Commossi ed emozionati, con lo sguardo ancora stregato dal paesaggio, arriviamo alla pensilina degli autobus per tornare al porto di Brodick dove ci aspetta il traghetto per la terraferma: peccato che il primo mezzo di trasporto disponibile venga segnato dopo tre ore esatte.

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A questo punto, col buio pesto che inizia a farsi strada sull’isola (dopotutto sono già le 16.30) iniziamo, come dire, a farci prendere dal panico. Decidiamo che la cosa migliore è raggiungere nuovamente a piedi la distilleria visitata poche ore prima e chiedere un passaggio in macchina a qualcuno, dal momento che ci separano dal porto ben quaranta minuti di autobus e per quello, come già detto, c’è da aspettare parecchio. 

Nessuno giù alla distilleria però vuole caricarsi in macchina tre loschi turisti italiani sbucati dal buio delle campagne, così non ci resta che aspettare il bus alla fermata, senza cibo e col freddo che inizia a farsi sentire. Le mie compagne di sventura cominciano a ridere nervosamente e a dare i primi segni di cedimento psicologico proponendomi di scolarci le fiaschette di whisky comprate poche ore prima in modo da scaldarci e percepire meno il vento gelido che continua ad aumentare.

Deus ex machina…

Ritroviamo la speranza solo quando una signorina si avvicina alla fermata dall’altro lato della strada e ci consiglia di prendere con lei l’autobus in senso contrario: “vi toccherà stare un’ora e mezza in viaggio e fare TUTTO il giro dell’isola, ma almeno state al caldo”. Ottima idea. Seguiamo il suo consiglio e ci spariamo un viaggio infinito fino al punto di partenza, il villaggio di Brodick, dove alle 19.30 riusciamo a salire sul traghetto e tornare a casa stanchi, maleodoranti, visibilmente incazzati, e infreddoliti.

Per concludere una chicca: la foto scattata un attimo prima del dramma totale.

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“Bellissima Arran, però…”  cit. A. e G. meravigliose compagne di un meraviglioso viaggio, tutto sommato.

MATTEO

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